il 15 ottobre 1988 mi sposavo. avevo più del doppio delle certezze che oggi mi ritrovo. però di una cosa sono sicura: non voglio ancora smettere di sventolare insieme a lui.
auguri a noi.
e non facciamoci trarre in inganno dai bambini che ci circondano,vocianti, urlanti, esigenti, scimmiottanti: quelle non sono le loro voci vere. dentro a questi bambini zombi, bambini-adultizzati, nostre fotocopie impietose, c’è un mondo a cui essi spesso non sanno dare voce, di silenzi, di vuoti, di paure, di sogni, d’incanti, di fantasie. dare voce all’infanzia talvolta significa anche questo: non solo dare voce a personaggi della fantasia, ma alla voce profonda e inespressa dei bambini veri.
angela nanetti
perché la nostra vita è fatta per gran parte d’immaginazione
e la volta della realtà è troppo piccola per contenerci.
giorgio fontana
Insomma, io la vedo così. L'urgenza di raccontare non ha una ragione precisa: nel profondo, nasce e muore in se stessa. Perché raccontiamo delle storie? Questa domanda mi ossessiona da sempre. La mia risposta è assolutamente minimale: perché sì. Perché ci serve. Perché la nostra vita è fatta per gran parte d’immaginazione e la volta della realtà è troppo piccola per contenerci. Nel profondo, siamo tutti bambini che chiediamo di essere addormentati di fronte al fuoco. E questo desiderio non si placa con l'esercizio di stile, la metafora riuscita, la perfetta disposizione delle parole. Si placa solo e unicamente con una storia.
giorgio fontana-pordenonelegge.it